Una proposta da grandi: Il Gioco

Classe: proposto per classi dell’ultimo anno della secondaria di primo grado, ma proponibile anche nella secondaria di secondo grado approfondendo le tematiche
Obiettivi: stimolare la progettazione, far prendere consapevolezza che esistono vari modi per analizzare un fenomeno, proporre una classificazione e una critica della classificazione proposta, progettare e programmare per la verifica
Materie: tecnologia, lettere, matematica

Descrizione
Il tema del gioco è interessante e aperto a molte esplorazioni. Con questo progetto si è voluto proporre un’esplorazione delle tante possibili. Molti anni fa, quando studiavo a tempo quasi pieno all’università, ci è stato proposto il testo di Caillois “I Giochi e gli Uomini: la maschera e la vertigine. Per una sociologia a partire dai giochi”, quasi una folgorazione, un tema affascinante, sarà che mi piace la sociologia e ci casco sempre, sarà che Caillois mi ha proprio convinto con la sua classificazione, di fatto ho voluto proporla, semplificando, per partire da qui.

Una prima lezione di un’ora ha, quindi, definito i presupposti teorici da cui ci si vuole muovere. In questa lezione mi sono divertita a stimolare il pensiero, ho iniziato a puntare l’attenzione sulla socialità che presuppone il gioco. Caillois fa alcuni esempi molto interessanti in questo senso facendo notare come molti giochi ritenuti “individuali” siano in realtà vissuti collettivamente. Mi piace raccontare del gioco dell’aquilone, iniziare con l’immagine spensierata del bimbo che corre sulla spiaggia con un aquilone e arrivare alla guerra degli aquiloni in oriente, dove le corde che li tengono hanno pezzetti di vetro e vince chi taglia le corde degli altri. Questa contrapposizione tra l’immagine dolce del bimbo e la “guerra” che si può scatenare colpisce molto la platea. Aggiorno gli esempi di Caillois con i più attuali gamers e i campionati dei videogiochi, le console nate per il gioco domestico interconnesse e ricordo che il fenomeno non è di oggi, negli anni ’70/’80 le “macchinette” da bar, con cui poteva giocare una sola persona alla volta, erano circondate da un capannello di persone che consigliava, tifava, incitava, tutti giochi sociali, quindi.

Far dare ai ragazzi una definizione di gioco è stato il passo successivo “Cosa rende il gioco gioco?” Interessanti i sei punti evidenziati da Caillois, in particolare mi soffermo sul punto che mette in luce come il gioco sia definito da un codice di regole e come solo facendo proprie le regole sia possibile romperle proponendo, contestualmente un nuovo codice di regole. Parto da un’esperienza personale, quando io e il mio “ragazzo”, ora marito, ci siamo reinventati il gioco di carte “Scala 40” partendo dal gioco base reinventando alcune regole. E poi parlo di pittura, dei grandi pittori che dall’Accademia sono usciti a dipingere “en plein air” come Monet e gli altri impressionisti, ma prima di uscire hanno studiato le regole dell’Accademia.
Leopardi che supera le limitazioni del sonetto, rompe gli schemi e la costrizione metrica del sonetto e si “inventa” un nuovo modo di scrivere in endecasillabi sciolti.

E tutti i grandi “rivoluzionari”, la rottura delle regole e una nuova codifica, ovvero il progresso culturale.

Come tutti i fenomeni anche il gioco può essere studiato attraverso una sua classificazione, come si possono classificare i giochi?
Il gioco degli scacchi può essere paragonato alla corsa in pista dei 200 metri piani?
Parlo, quindi, dell’atteggiamento del giocatore di fronte al gioco.

L’agonismo che si può trovare negli scacchi come nella corsa, in entrambi i casi il giocatore è attivo e conta sulle proprie capacità intellettive o fisiche o entrambe.

Il suo opposto rappresentato dal caso, il giocatore è passivo in attesa degli eventi.

Il verbo “to play” introduce la maschera, la finzione e così gli ricordo quanti piatti di fango, sassi e pongo hanno fatto mangiare ai propri genitori e anche il significato di illusione da in lusio, entrare in gioco.

L’ultima categoria è quella della vertigine e mostro un’immagine di bungee jumping e racconto del mio salto con l’elastico, qui devo dire che li catturo, forse perché non si aspettano che un’insegnante possa aver fatto bungee jumping!

Propongo, quindi, lo schema riepilogativo di Caillois per ritrovare le varie categorie nelle loro forme: culturali, istituzionali-sociali e degenerate.

Li lascio con una proposta di gioco: trovare i vari utilizzi della parola “gioco” nella nostra lingua e, perché no, anche nelle altre lingue che stanno studiando, inglese, francese o spagnolo.

Il seguito consiste nel progettare qualcosa, gioco o storia, con Scratch o altri ambienti di sviluppo, che tenga conto dell’atteggiamento del giocatore e consapevolmente si “disegni” un’applicazione che stimoli un atteggiamento rispetto ad un altro.

In allegato
Riassunto di alcune parti del testo di Caillois
Le slide della micro-lezione

Per approfondire
Caillois, I Giochi e gli Uomini. La maschera e la vertigine

Autore dell'articolo: om

1 commento su “Una proposta da grandi: Il Gioco

    […] da un insolito, per una terza media, punto di vista sociologico, come raccontato nel post Una proposta da grandi:Il Gioco, è stato sperimentato in un progetto realizzato con Scratch, i ragazzi sono stati suddivisi […]

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